Li senti
un po’ alla volta, camminano sulle pareti delle tue arterie, strisciano
sulle membrane del tuo esofago, rotolano nelle cavità delle tue viscere,
forse si arrampicano sui villi intestinali, o forse si fanno sollevare dall’aria
contenuta nei globuli rossi, non si sa come riescano a passare dal diaframma
alle meningi in cosi breve tempo, per poi arrivare alla turbina del nostro
corpo, il nostro unico pistone, che quotidianamente smuove ettolitri di sangue
al minuto, ma in grado di esser ferito da una così arrugginita lama,
da un così spuntato pugnale racchiuso in una parola pronunciata male
o in un comportamento più istintivo che sensato...siamo fatti di emozioni
in grado di scompigliare tutte le nostre ordinate e concrete idee, tutti i
nostri frequenti cambi di umore sono generati da attacchi esterni dai quali
forse non sappiamo difenderci.
In una stessa giornata saremmo in grado di passare per lo stesso punto del
nostro cervello migliaia di volte, eppure ad ogni sensazione diversa quel
punto comune sfocia in una soluzione differente, forse opposta…siamo
fatti d’umori variopinti come la tavolozza di un pittore impressionista,
abbiamo pensieri sfuocati come un quadro di Monet, ma quando cerchiamo una
decisione riusciamo ad esser concreti come una scultura di Canova, eppure
la nostra riflessione esasperata può condurci ad affrontare la vita,
quell’unica vita di cui disponiamo, in maniera esageratamente scondita.
Siamo un piatto d’insalata russa, amalgamati da densi rapporti, forse
più densi della stessa melmosa routine dal sapore di maionese nella
quale ogni giorno ci svegliamo pensando di potercene liberare, ma consapevoli
di esserne composti.
Le palpitazioni del nostro animo rendono tutto così splendidamente
imprevedibile, che l’idea di poter appartenere ad una sola razza, a
volte, aiuta a mantenere quei piedi avvitati al suolo terrestre, sperando
che un giorno quel diluvio universale torni a spazzare tutto il catrame che
ci avvolge lasciando, a noi mortenti e a voi vitali, una striscia di fango
in ricordo di ciò che prima apparteneva alla materia e che ora appartiene
alla marea.
I sentieri scolpiti nelle nostre anime possono esser vissuti ma fraintesi,
o ipotizzati e poi seguiti, sta a noi decidere dove arrivare, di cosa cibarsi
per giungere a quel punto, cosa abbandonare per camminare meglio, e cosa tralasciare
per concentrarsi verso un unico obiettivo. La cosa che più bisogna
evitare è resistere a passioni che ci camminano lungo il midollo osseo,
che bussano alle nostre orecchie, che guidano il nostro sguardo, che spezzano
il nostro respiro, che abbagliano la nostra vista, che muovono i nostri arti,
che appassionano le nostre arti, uniche e sole in una vita dai colori:
giallaverderossargentoviolaranciogrigiablumarronerosaorobiancaeternaconunpunto!
GiorgioGalotti
Via della Pazzia 90
00198 Roma
16112005