<

Il vello d’oro

 

Giulio Delvè

Diego Gualandris

Andrea Magnani

Valerio Nicolai

Vincenzo Schillaci

Namsal Siedlecki

 

26.10.2018 – 20.12.2018

Opening: Friday 26 October, 6pm–9pm

Special opening: Saturday 3 November 8pm–10pm (Turin Art Night)

Reviewed by: Cura. / My Art Guides / Tzvetnik

   

               

photo credits: Sebastiano Pellion di Persano

Giorgio Galotti gallery is pleased to present a project on the recovery of the mythological language and the archaic shapes through the vision of a group of emerging Italian artists. Following this path I found a shared interest among the brand new generations, mainly male, aimed to reworking the myth and the ancestral shapes, often reflected in the composition of their works with strong references to the beginning of humanity on the Earth.

This exhibition is a collective and current way to watch the world as a return to its origins, when concrete didn’t exist and the narrative paths were marked by continuous references to “utopia”, one of the greatest losses of these generations projected towards the concreteness of the present instead of a dreamlike world. In this surreal landscape, you can meet the works of a group of Italian artists definitely interesting as guardians of future thinking. Each of the works presented in this exhibition is placed in a strictly relation to the others following the same thread that made the Argonauts a group of men in search of a dream conquered: the Golden Fleece.

 

IT

La galleria Giorgio Galotti ha il piacere di presentare un progetto sul recupero del linguaggio mitologico e delle forme arcaiche attraverso la visione di un gruppo di artisti italiani emergenti. Nel seguire questo tracciato ho riscontrato un interesse comune nelle nuove generazioni, principalmente di sesso maschile, rivolto alla rielaborazione del mito e delle forme ancestrali che spesso trovano riscontro nella composizione di opere con forti riferimenti agli esordi dell’umanità sulla terra.

Questa mostra è un’osservazione collettiva e attuale su un ritorno alle origini, quando il cemento non esisteva e le vie narrative erano scandite da continui rimandi all’utopia, una delle più grandi perdite delle nuove generazioni, proiettate verso la concretezza del presente a discapito del mondo onirico. In questo paesaggio surreale, potrete incontrare i lavori di un gruppo di artisti italiani di estremo interesse per la custodia del pensiero futuro. Ognuna delle opere è posta in relazione all’altra seguendo il medesimo filo conduttore che ha reso gli argonauti un gruppo di uomini alla ricerca di un sogno conquistato: il vello d’oro.